che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Altra memoria letteraria, questa volta dal Trattato d'amore di Andrea Cappellano, un religioso (da cui il nome) francese, scritto in latino, verso la fine del VII secolo; nella regola IX si legge: "Nessuno può amare se non è spinto dalla forza dell'amore"; e nella regola XXVI: "L'amore non può rifiutare nulla all'amore". Ma l'ineluttabilità dell'amore, che, superando la volontà dell'individuo, con una forza quasi sovrumana, riesce sempre a far innamorare chi è "gentile" di cuore, rendendolo vittima, eletta ma anche sfortunata, e prigioniero del suo potere, è un concetto già della letteratura classica, ma specialmente dei romanzi cavallereschi e dello Stil Novo. Tristano, Lancillotto e Ginevra, che saranno ricordati da Dante al v. 128, sono illustri campioni del luogo letterario del "fole amor", dell'amore cioè che oscura la ragione e sconvolge l'animo, portando spesso alla morte.
Tratto dall'antologia sulla Divina Commedia, a cura di S. Jacomuzzi, A. Dughera, G. Ioli, V Jacomuzzi, edito da SEI.
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